IL CALAMAIO COME METAFORA DELLA VITA
“Nella camera di un poeta, guardando il suo calamaio sul tavolino, qualcuno disse: E’ strano quante cose possono uscire da questo calamaio! Che cosa ne uscirà la prossima volta? Sì, è proprio strano!
E’ vero commentò il calamaio è incomprensibile. Proprio quello che dico sempre! E aggiunse rivolto alla penna d’oca e agli altri oggetti sul tavolino che potevano sentirlo. E’ strano quante cose escono da me! Quasi da non credere ………. da me provengono tutte le opere del poeta!…….. da me sono uscite e escono quelle graziose fanciulle danzanti, quei cavalieri arditi su cavalcature travolgenti, personaggi come Peer il Sordo o Kirsten la Stravagante.”
Comincia così la fiaba di Hans Christian Andersen “Penna e Calamaio”, oggetto poi chiamato nel corso del racconto “botte di inchiostro” e “contenitore di inchiostro”.
Proprio a questo oggetto di scrittura Osanda e Mario Mariani hanno dedicato il loro interesse realizzando una collezione privata di oltre 800 elementi, a partire dall’inizio dell’800, provenienti dalle varie parti del mondo, perché ovunque sia passato, l’uomo ha avuto bisogno di lasciare il segno della sua esistenza.
Loro raccontano i momenti di vita del calamaio quando questo si è imposto nella piena ufficialità culturale e riconosciuto come oggetto d’uso nei vari Paesi, nell’800, dopo che si era trasformato in tazze metalliche o flaconi di vetro rivestiti da contenitori o astucci, a seguito della sua lunga evoluzione nel corso dei secoli, che lo aveva identificato all’inizio in una conchiglia e in corna di animali.
Una collezione realizzata in oltre quarant’anni, dove i calamai abbandonati sui banchi dei mercati delle pulci, e sui tavoli degli antiquari, sono tornati a vivere e a reimpossessarsi della loro anima. Si, mai nessun utensile è stato realizzato senza essere pensato, oltre che per la propria funzionalità, anche per la bellezza, la materia, la policromia, l’eleganza.
Gli 800 calamai sono ognuno, oggetto d’arte che tornano a raccontare le loro singole storie e le loro appartenenze ai mille mestieri a cui sono serviti: agli scrivani, ai poeti, ai musicisti, ai cacciatori, agli uomini e alle donne di corte, agli avvocati, ai notai. Loro erano lì, sugli scrittoi a fare bella vista e a nobilitare il professionista di turno o ad accompagnare lo scrivano viandante che con il suo banchetto mobile scriveva, per conto di altri, lettere appassionate per amanti lontani o a raccontare la fragilità dell’uomo sul fronte di guerra dando vita al genere letterario “lettere dal fronte” o a servire l’alfabetizzazione delle generazioni passate sui banchi di scuola.
I calamai, realizzati nelle molteplici forme, raccontano la maestria artigianale, proprio quella segnata dai grandi scultori e cesellatori rinascimentali, e si presentano in diversa fattura: in bronzo, in lega argentata, in ottone, in cristallo, in ceramica, in marmo nero, in legno. Alcuni sono pezzi unici, ma tutti evidenziano la manualità artistica in cui essi, “botte d’inchiostro”, rispondono ai criteri dell’eleganza e risentono dell’appartenenza al proprio territorio geografico come, l’astuccio di calamaio cinese, quello in ceramica manifattura fiorentina, il piccolo calamaio giapponese con motivi ornitologici.
Fondamentale è il loro aspetto, alcuni calamai si presentano all’attenzione dell’osservatore con la dignità signorile e manifestano tutta la loro eleganza e raffinatezza, altri le professioni e sono semplici e funzionali, altri ancora le passioni umane e sono materici e virili, i restanti sono stati realizzati per rappresentare la praticità del quotidiano e sono fragili e allegri. Tutti sono lì a farsi ammirare, gioiosi di essere stati creati e di mostrarsi con la riservatezza di chi sa di essere oggetto importante, pronto a raccontare la propria storia.
Il catalogo è un invito a tornare a visitare il passato, a riconciliarci con la sensibilità del bello, un invito a comprendere i momenti sensibili dell’animo umano, quando la comunicazione si basava su tre strumenti: penna, inchiostro e calamaio.
Spetta al lettore soffermarsi su ogni singola foto degli 800 calamai e comprendere i mille significati di ognuno, badare all’uso, alla forma, ai componenti materiali, alla provenienza geografica e sentirsi destinatario di una qualche scrittura che sogniamo ancora ricevere, scritta con un pennino che attinge in una “botte d’inchiostro”.
Il catalogo è unico in Italia nel suo genere per l’argomento che tratta, nessuno finora aveva mai pubblicato una raccolta sulla vita del calamaio, anche se riferito agli ultimi due secoli, e questo rende la pubblicazione preziosa e utile; esso non è rivolto solo agli specialisti e agli storici dell’arte, ma a tutti coloro che cercano con curiosità e amore le testimonianze della creatività umana.
In fondo il bello è una sintesi del processo di intellettualizzazione della tradizione artistica; ben consapevole di essere molteplice, eterno, universale e mai ascrivibile o esauribile in una sola unità creativa, ma nella molteplicità; generato dal genio umano che si manifesta ogni qualvolta materializza l’idea, in questo caso l’oggetto è il calamaio.
E’ un bel regalo quello che ci fanno Osanda e Mario Mariani, ci offrono un catalogo unico nel suo genere e bello nella composizione, loro che partendo da Firenze hanno girato il mondo conoscendo popoli e opere d’arte, senza, però, mai stancarsi di cercare calamai, contenitori d’inchiostro del nero e del rosso, non sono per caso questi i colori della vita, fatta di dolore e passione?
A loro il nostro grazie per aver scritto oggi una meravigliosa fiaba per noi che siamo uomini di questi tempi disattenti alla comprensione del bello e interagenti con strumenti di comunicazione anonimi e impersonali.
Salvatore Damiano